In sintesi: l'Americano non è stato inventato da un barman ma si è evoluto da un modo di bere. Il cocktail arriva in Italia a fine Ottocento, quando vermouth e amari passano da rimedio a piacere e si bevono con il seltz. Il nome viene dal bere all'americana. La prima ricetta codificata è del 1913, in Germania, con il Fernet Branca; nel 1936 Elvezio Grassi ne elenca 12 versioni: l'Americano era ormai una categoria di drink.
L’Americano cocktail è un drink tutto italiano, un mix di ingredienti che ha influenzato usi e costumi nazionali ed esteri, arrivando ben presto anche oltre oceano.
Per capire l’evoluzione del cocktail Americano bisogna però partire da lontano: bisogna partire dal cocktail americano per capire meglio il contesto storico.

Era il 1806 quando in un giornale americano dal titolo The Balance and Columbian Repository compare per la prima volta la ricetta di una bevanda miscelata sotto il nome di cocktail.
L’autore racconta di una bevanda stimolante composta da diverse sostanze alcoliche, zucchero, acqua e amaro, nota come Bittered Sling.

Però, solo successivamente, venne spiegata la collocazione del cocktail tra gli American Drinks.
Infatti, in uno dei primi manuali da bar, verrà scritto: The Cocktail is of recent origin, but has rapidly risen in favor. It is most frequently called for in the morning and about half an hour before dinner. It is sometimes taken as an appetizer. It is a welcome companion on fishing excursions, and travelers often go provided with it on railroad journeys.

Il cocktail arrivò in Italia alla fine dell’800 ma, nel nostro paese, i primi ricettari dedicati al mondo del bartending sono stati pubblicati soltanto dalla seconda decade del ventesimo secolo.
Tra questi il primo in Italia fu quello di Ferruccio Mazzon, Guida del Barman. Mixer, che al suo interno riporta la definizione di cocktail, la preparazione e i consigli di consumo.
“Il cocktail è la bibita più diffusa che viene presa prima dei pasti, come in Italia il vino Vermouth. La sua preparazione è semplicissima: si prende il bicchierone del ghiaccio sminuzzato, vi si aggiunge amaro, zucchero ecc... si rimescola tutto con il cucchiaio a Bar”.

Se hai letto le parole di Mazzon, avrai sicuramente notato che non ci parla solo del cocktail ma anche del vermouth come una bevanda da bere prima dei pasti: una puntualizzazione oggi quasi scontata, ma importante agli occhi di uno storico.
Vermouth che nel cocktail Americano è importante tanto quanto il Bitter e che ha una lunga storia, che si potrebbe far partire dal 1786, quando Benedetto Carpano passò da una produzione di bottega ad una produzione industriale.
Nel giro di pochi anni, da consumo locale, il vermouth arrivò in America, diventando così un ingrediente rivoluzionario. Sarà infatti in questo contesto storico che nasceranno molti importanti cocktail classici a base vermouth: il Bronx, il Manhattan e il Martini.
A quando risale la prima miscela di Vermouth e Bitter?
Prima di rispondere a questa domanda, dobbiamo capire come Vermouth e Bitter erano consumati nel nostro paese.
A Torino venne identificato un momento della giornata, noto come ora del vermouth, in cui una persona si ritagliava un momento di piacere, di relax: l’aperitivo.
Un rituale che successivamente arrivò anche a Milano, celebrando il prodotto più famoso di questa città: l'ora del Campari.
Come il vermouth, anche gli amari hanno una lunga storia. L'aspetto più importante è che da un uso medicamentoso passarono ad un uso ricreativo, e il cocktail è uno dei suoi testimoni.
Gli amari non furono solo utilizzati come ingredienti in mix tra distillati e liquori, ma erano anche semplicemente consumati con del seltz o con del vermouth: semplici consigli di consumo che le aziende produttrici davano attraverso le loro pubblicità.
Una tendenza ispirata probabilmente da un nuovo modo di bere all’americana che si stava affermando negli anni tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900: gli highball.
Una tendenza che probabilmente diede il nome al drink, anche se non fu l’unica leggenda legata al nome.
La più popolare racconta che fu realizzato un nuovo drink per celebrare la gloriosa vittoria del pugile Primo Carnera, primo italiano a conquistare il titolo di Campione del Mondo dei pesi massimi a New York nel 1933. Leggenda che però non ha alcun fondamento storico.
L’associazione tra vermouth e bitter trova inoltre testimonianza non solo nelle pubblicità, ma anche in manuali dell’epoca, pubblicati in diverse parti del mondo.
In America, nel testo dal titolo The Flowing Bowl, pubblicato da William Schmidt nel 1892, troviamo il drink L’Appetit, di cui ti invito a notare l'interessante nota descrittiva.
L’Appetit
A whiskey-glass, 2 lumps of ice, 2/3 of vino vermouth, 1/3 of Fernet Branca, 1 slice of orange. This drink is much en vogue among southern Europeans.

Una delle prime testimonianze in Italia di un mix tra vermouth-bitter-seltz appare in L’Amore. Fisiologia. Psicologia Morale, testo del 1895 di Federico De Roberto.
Nel libro è possibile leggere: “considerare il sentimento come una specie di vermouth-bitter-seltz che stuzzichi l’appetito e prepari alla digestione è veramente abbassarlo un po’ troppo; noi non diremo dunque che esso abbia questo scopo...”.
Nel 1907 è stato pubblicato da Arnaldo Strucchi il Vermouth di Torino, una monografia dedicata alla produzione del vermouth. Nella sezione dedicata ai vermouth speciali è possibile trovare una testimonianza del cocktail Americano.
“Vermouth al bitter o Americano: è detto Americano perché negli Stati Uniti si ha l’usanza di bere il vermouth mescolato con liquori amari e gin (cohiskey) formando una bibita chiamata coktail. Molti e differenti fra loro possono essere queste preparazioni, a seconda del liquore bitter che viene impiegato, essendovi di questo liquore innumerevoli qualità e con sapori diversi, con peraltro in tutte una base amaro”.
Però, la prima ricetta codificata dell'Americano in un ricettario appare nel 1913, in Germania, nel testo Lexikon der Getränke di Hans Schönfeld e John Leybold per poi, negli anni successivi, fare il giro del mondo comparendo in manuali pubblicati in Francia, Inghilterra, Sud America e Australia.

Come è possibile vedere, la prima ricetta codificata dell'Americano, inteso come ricetta e non come modo di bere, era con Fernet Branca.
La più importante fonte italiana sull'Americano è invece del 1936. Nel testo di Elvezio Grassi Mille Misture l'Americano è presente in 12 ricette, una categoria a tutti gli effetti.

Conclusioni
Concludendo, possiamo affermare con certezza che anche l'Americano, come tanti altri cocktail e drink, si è evoluto a partire da un modo di bere e non è stato inventato, così come lo conosciamo oggi, da un barman.
Addirittura, come puoi vedere nella foto del libro Mille Misture di Elvezio Grassi, negli anni '30 del secolo scorso l'Americano non era percepito come una ricetta, ma come una categoria vera e propria di drink composti da vermouth, bitter e seltz. Questo non fa che rafforzare le sue origini come modo di bere e la sua enorme diffusione tra la fine dell'800 e gli inizi del '900.
Curioso notare come il bitter più utilizzato nelle prime miscele con vermouth, e nella prima ricetta codificata dell'Americano, fosse il Fernet Branca.
Domande frequenti sulla storia dell'Americano
Perché l'Americano si chiama così?
Probabilmente per il modo di bere all'americana che si stava affermando tra fine '800 e inizio '900, gli highball. Arnaldo Strucchi nel 1907 scrive che il vermouth al bitter è detto Americano perché negli Stati Uniti si usa bere il vermouth mescolato con liquori amari. La leggenda che lo lega alla vittoria del pugile Primo Carnera nel 1933 non ha alcun fondamento storico.
Qual è la prima ricetta codificata dell'Americano?
Compare nel 1913 in Germania, nel Lexikon der Getränke di Hans Schönfeld e John Leybold, e prevede Fernet Branca, vermouth italiano, Angostura, limone e seltz. Negli anni successivi la ricetta fa il giro del mondo nei manuali di Francia, Inghilterra, Sud America e Australia.
Quando si comincia a miscelare vermouth e bitter in Italia?
Alla fine dell'Ottocento: gli amari passano da un uso medicamentoso a uno ricreativo e le aziende consigliano di berli con seltz o con vermouth. Una delle prime testimonianze italiane del mix vermouth-bitter-seltz è nel libro L'Amore di Federico De Roberto del 1895; nel 1892 William Schmidt pubblica negli Stati Uniti L'Appetit, vermouth e Fernet Branca, “molto in voga tra gli europei del sud”.
L'Americano è stato inventato da un barman?
No. Come tanti altri drink si è evoluto a partire da un modo di bere. Nel 1936, in Mille Misture di Elvezio Grassi, l'Americano non è una ricetta ma una categoria con 12 varianti di vermouth, bitter e seltz.
Qual è il primo ricettario da bar italiano?
La Guida del Barman. Mixer di Ferruccio Mazzon, pubblicata nella seconda decade del Novecento, che definisce il cocktail come “la bibita più diffusa che viene presa prima dei pasti, come in Italia il vino Vermouth”.
Vuoi prepararlo o approfondire?
La ricetta e la preparazione le trovi nell'articolo sull'Americano, e la storia del suo figlio più famoso nell'articolo sulla storia del Negroni. Se ti appassionano le origini dei grandi cocktail, sul blog trovi gli altri articoli della sezione Storia della miscelazione. E se vuoi confrontarti su queste fonti con Giovanni e la community, ci trovi nella Society.
Buona miscelazione,
Lucio


