In sintesi: Pierpaolo Maggio racconta il mestiere del barman senza filtri, dall’esperienza in centinaia di eventi: retribuzioni mediamente basse, straordinari non pagati, contratti a metà e una vita al contrario, con turni quando gli altri si divertono. Ma è anche uno dei mestieri più dinamici e richiesti, che permette di scegliere dove lavorare e di viaggiare in tutto il mondo. Il suo aspetto migliore: il contatto con le persone dal pulpito del bancone.
Anche io ho asciugato bicchieri, rimosso foreste di menta dallo scarico dei lavandini, preparato centinaia di drink a sera, discusso con clienti troppo maleducati per avere sempre ragione ed ho lavorato con barman così pieni di loro stessi da non poterci credere.
Insomma, questa premessa è per dirti che certe cose non le ho soltanto lette o sentite raccontare, ma le ho vissute in prima persona.
L’ho fatto mentre studiavo, ma anche dopo, per un lungo periodo, per un motivo che ti racconterò più avanti se avrai voglia di scoprirlo.
Non ho mai lavorato all’interno di cocktail bar, ma in centinaia di eventi di tutti i tipi e dimensioni.
Non so quale dei due contesti sia meglio o peggio, ma non è lo scopo di questo articolo rispondere a questa domanda.
Vorrei soltanto mettere sul tavolo i miei two cents, quindi sentiti libero di dire la tua nella Society, se ti va.

Ora però, andiamo al sodo.
Se ripenso al primo evento in cui ho preparato dei drink, subito dopo aver frequentato un corso per barman, mi viene un pizzico di nostalgia e l’immagine che mi viene in mente è quella di una centrifuga: tutto troppo veloce e fuori controllo per quello che ero in grado di fare.
Ma al netto del mio primo ricordo, vorrei fare una riflessione, su cosa significhi scegliere questa strada professionale, a tempo pieno, oggi.
La paga
Iniziamo dal tema per eccellenza, quando si parla di lavoro: la paga.
Se parliamo di stipendi, il mestiere del barman è mediamente retribuito poco e male.
In tanti casi si aggiungono ore di straordinario non retribuite e contratti “a metà” e non c’è bisogno che mi dilunghi su cosa voglia dire.
Anche nell’hotellerie le retribuzioni non sono affatto stellari, ma, almeno in quella di lusso, vengono integrate da mance che incidono non poco sul totale.
Senza addentrarmi troppo nei meandri di questo spinosissimo argomento e senza alcuna pretesa di esaustività, mi basta per dire che l’aspetto economico non può essere, nella maggior parte dei casi, il motivo principale che può spingere qualcuno a fare il barman. Se vuoi i numeri, li trovi nella guida su quanto guadagna un barman.
Una vita al contrario
Senza contare un altro aspetto tutt’altro che secondario: scegliere di fare il barman vuol dire vivere letteralmente al contrario: lavorare nei giorni e negli orari in cui gli altri si divertono.
Questo lo rende un lavoro particolarmente probante, non soltanto a livello fisico, ma anche a livello mentale e relazionale. Infatti, non è un caso che nell’immaginario collettivo, distorto naturalmente, il barman sia un lavoro solo per giovani, che si fa mentre si studia o per un periodo molto limitato della propria vita.
(A questo proposito, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di leggere il mio articolo su come passare dal bancone del bar alla multinazionale.)
Un mestiere dinamico, che fa viaggiare
Ma quindi il mestiere del barman è tutto uno schifo?
Assolutamente no.
È uno dei mestieri più dinamici e richiesti nel mondo del lavoro e non è un caso che i barman possano, quasi sempre, scegliere dove andare a lavorare e possano cambiare posto di lavoro con una frequenza improponibile per tantissimi altri ambiti professionali.
Ma non è finita qui: il barman, per lo stesso motivo, può viaggiare con il suo lavoro praticamente in tutto il Mondo.
A patto di imparare decentemente le lingue o almeno l’inglese, è un mestiere che non conosce davvero confini.
Tutti noi conosciamo almeno un barman che è andato all’estero, trovando lavoro senza particolari problemi e rimanendoci anche volentieri.
Il contatto con le persone
Ma sapete secondo me qual è uno degli aspetti migliori di questa professione, che mi ha motivato per anni a continuare a farlo, anche quando la mia vita professionale aveva preso una svolta?
Il contatto con le persone.
Il barman è una delle più grandi calamite di persone e di storie ed ha la (s)fortuna di poterle ascoltare tutte dal suo pulpito: il bancone.
Se un commesso di un negozio di vestiti può sempre essere trasparente, un barman è, per definizione, al centro dell’attività e, a differenza di uno chef, è esposto al pubblico come parte attiva della scenografia del bar.
Nei casi più estremi, è il locale stesso che si identifica con il suo barman, tanta è la sua centralità per la clientela.
In definitiva, il barman è una sorta di sacerdote, che mette in mostra rituali affascinanti davanti ad un pubblico, naturalmente vocato a rivolgergli lo sguardo e la parola.
Quindi, un mestiere straordinariamente privo di vie di mezzo, nel bene e nel male, che può aprire la mente verso orizzonti lontanissimi, non soltanto geografici.
Per te, non è tanta roba?
Domande frequenti sul mestiere del barman
Il barman è pagato bene?
Mediamente no: il mestiere è retribuito poco e male, spesso con straordinari non pagati e contratti a metà. Nell’hôtellerie di lusso le mance integrano lo stipendio in modo significativo, ma l’aspetto economico non può essere il motivo principale per fare il barman.
Perché il barman è un lavoro faticoso?
Perché significa vivere al contrario: lavorare nei giorni e negli orari in cui gli altri si divertono. È probante non solo a livello fisico, ma anche mentale e relazionale. Per questo nell’immaginario collettivo, distorto, è visto come un lavoro solo per giovani.
Quali sono i vantaggi del mestiere del barman?
È uno dei mestieri più dinamici e richiesti: i barman possono quasi sempre scegliere dove lavorare e cambiare posto con una frequenza impensabile in altri ambiti. Con una buona conoscenza dell’inglese permette di lavorare praticamente in tutto il mondo.
Qual è l’aspetto più bello di fare il barman?
Il contatto con le persone. Il barman è una calamita di persone e storie, esposto al pubblico come parte attiva della scenografia del bar: nei casi più estremi è il locale stesso a identificarsi con il suo barman.
Stai pensando di fare il barman?
Prima di partire leggi la guida di Giovanni Ceccarelli su come diventare barman e, se vuoi dire la tua su questo articolo o raccontare la tua esperienza dietro al bancone, ti aspettiamo nella Society di Cocktail Engineering.
Buona miscelazione!
Pier


